Roast-beef all’inglese con salsa di cipolla

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Improvvisamente oggi, mi sono ricordata di questa ricetta che facevo anni fa’. Se vi piacciono le cipolle e le digerite bene, lo dovete provare, perché è buonissimo, sia tiepido che freddo.  Se vi piace tiepido, basta servire la salsa calda in una ciotola e ognuno si serve da solo, oppure metterla sopra le fette di carne fredda. Facilissimo e veloce da fare. Io oggi avevo un pezzo di sotto lombo di circa 7 etti, abbiamo mangiato in due. Non uso necessariamente il roast beef, prendo il pezzo di carne che il macellaio mi consiglia al momento. Il pezzo migliore secondo me, è il culaccio. Difficile da trovare e parecchio costoso.

  • Ingredienti:
    700g di roast-beef 
    2 cipolle medio/grandi
    1/2 bicchiere di olio extra vergine
    1/2 bicchiere di vino bianco
    sale e pepe

Taglio le cipolle in 4 pezzi e poi a fettine, non troppo sottili, ne grosse. Le metto in una pentola alta con l’olio e le lascio rosolare qualche minuto, poi aggiungo il pezzo di carne e a fuoco alto rosolo tutto, facendo attenzione che le cipolle non diventino scure. Giro continuamente per circa 10 minuti, se rischio il bruciato, abbasso la fiamma un pochino e aggiungo il vino bianco. Lascio sfumare altri 10 minuti a fiamma bassa.  Il vino non deve consumare del tutto, deve rimanere una bella e abbondante salsa. Semmai, una volta tolta la carne, addensate a piacere, aggiungendo il sale e il pepe.

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Parmigiana ” sono fatta cosi!”

Tu sei fatto cosi!
Hai un carattere solare, un po'( tanto) rompiballe, sempre ottimista, molto diretto e sopratutto mattacchione, non sei una di quelle persone che scherza sugli altri e poi ti incavoli se qualcuno osa scherzare su di te. No, tu sei al 100% auto ironico, ti prendi in giro in ogni occasione, ridendo, insieme agli altri, di te stesso. Sei testardo, segui le tue idee, sei tutto fuorché incoerente, perciò ti animi quando devi portare avanti la tua opinione. Sembra che tu sia molto amato…

… o questo può sembrare inizialmente…

Si perché gli altri sono quasi “invidiosi” di come sei, sembri cosi forte e a tanti la forza manca proprio, sono incoerenti, talmente incoerenti che improvvisamente dall’amarti passano a non sopportarti più. Prima ti chiedono di essere te stesso e ti incoraggiano ad esserlo a tal punto che tu ci credi fermamente. Ti fidi così tanto che ad un certo punto ti chiedi se qualcuno ti ha messo delle fette di prosciutto davanti agli occhi, perché ti rendi conto che sarebbe stato meglio non credere a nessuno.

Improvvisamente non vai più bene, non piacciono i tuoi scherzi idioti!
Fermati!!
Non ti vogliamo cosi!
O cambi o vai a quel paese!

Sai che ti dico? Sono fiera di te! Tu sei vero! Più vero di tanti altri che ti fanno la morale, non sono sinceri e preferiscono apparire ciò che in realtà non sono!
TU, sei fatto cosi!!
Sono fiera di te che a testa alta, affronti ogni mattina le difficoltà della vita e hai imparato a buttare alle spalle chi non ti sa apprezzare.
In definitiva… non possiamo piacere a tutti.

Hai sicuramente tanti difetti, ma a me piaci perché sei vero! TU, sei fatto cosi!

Ciao


Parmigiana “sono fatta cosi”

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Come sapete sono in malattia e non mi devo stancare, inizia però a venirmi la voglia di cucinare. Un giorno ho una voglia pazza di parmigiana, ma che palle però cuocere tutte le melanzane!! NON HO VOGLIA!!
Ecco che improvvisamente mi viene un’idea, se io faccio uno strato solo con melanzane tagliate a fette molto grosse? 
Detto fatto! Come saprete, io non friggo le melanzane e NEMMENO LE GRIGLIO!  Le faccio al forno!
Per questa parmigiana sprint, basta una infornata di melanzane. Il gusto è uguale a quella a strati e ora la faccio spesso, almeno due volte a settimana. Non è nemmeno cosi calorica, dato che non è fritta.!

  • Ingredienti:
    4 melanzane grosse
    300g di pomodoro a pezzettoni
    tanto parmigiano
    basilico
    sale
    scalogno
    olio extra vergine

Prima di tutto metto a cuocere con scalogno e olio, del pomodoro a pezzettoni, alla fine aggiungo il basilico e regolo di sale. Questa volta ho sbucciato le melanzane, perché avevano la buccia dura, ma non sempre è cosi, di solito non le sbuccio. Sopratutto le viola sono morbide e non serve togliere la pelle, vedete voi come preferite.  La taglio a fette grosse circa tre cm e le metto in una pirofila da forno con carta forno, ben unte di olio extra vergine e sale.

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Le inforno a 200° finché son ben dorate. Metto su una pirofila da forno, due cucchiai di pomodoro che ho preparato e copro bene con le fette di melanzana cotte. Cercando di metterle ben strette tra loro.
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Metto del pomodoro sopra le melanzane, non troppo, il giusto. Cospargo di parmigiano, tantissimo!!
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Inforno a 180° per circa 20/30 minuti.
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La versione con treccia di mozzarella e parmigiano.
Buonissime tutte e due!

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Far danni… a letto…

Chi l’ha detto che se non si può uscire a fare shopping, non si possono far danni? Mi sa tanto che se ne possono fare di più, si ha tutto il tempo di guardare in quella gran finestra che è google e poi carta di credito alla mano, ed ecco fatto!!
Avevo l’essiccatore che non funzionava bene, penso si sia rotto il termostato. Dato che è la caccavella in assoluto che uso di più, ne ho comprato un altro. Il mio non lo butterò di certo, appena arriva l’autunno e io starò meglio, lo porterò ad aggiustare. Ho voluto provare il biosec, perché ha un sistema di ventilazione diverso dal mio e anche se devo ancora imparare ad usare le varie funzioni, mi ritengo soddisfatta della spesa fatta.

È interamente in plastica, c’era anche di metallo, ma costava troppo.  L’unico difetto che ho riscontrato, è come si agganciano porta e motore. Possibile che non abbiano pensato di mettere un piccolo fermo per non rischiare di farli cadere accidentalmente? Nessuno mai lo ha scritto, possibile che sia solo io ad averlo notato?
Sarà che a me è subito caduta la porta… fortuna che non è un materiale delicato, altrimenti ne avrei fatto due.

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Il motore è sul retro del tunnel, quindi l’aria calda si distribuisce lungo i cestelli  orizzontali, permettendo una migliore essiccazione. Comunque io li giro dietro/davanti, sopra/sotto, anche se non sarebbe necessario, perché ho notato che tende a scaldare di più sui cestelli superiori.
I programmi sono all’esterno del motore, automatici o manuali. Gli automatici hanno dei tempi stabiliti, i manuali  continuano a funzione finché non non saremo noi a spegnerlo.
Pratico da pulire, una volta tolti i cestelli, il motore e la porta, basta passare con un panno umido tutto il tunnel.

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Neanche 10 minuti dopo il suo arrivo, l’ho messo a lavorare a pieno regime!
Dado vegetale in produzione…

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Sei agosto… tre mesi da dimenticare.

Eccomi qui!
Esattamente 3 settimane fa a quest’ora, ero in un letto con le spondine alzate, con la numero non ben definita flebo sul braccio e con il campanello in mano a chiedere la padella. Più di dodici ore sdraiata su un fianco, a volte guardavo il muro, a volte una immensa vetrata che di notte regalava le luci della città, dipende da quale lato ero girata. Eppure non c’era possibilità di aprire una finestra.  Il bagno è una “scatola”, dentro un’altra “scatola che è la camera”, all’interno di una grandissima “scatola” che ha una parete tutta di vetro, l’ospedale.
Dall’esterno sembra una piramide di cristallo.
Nella stanza, di notte, si aveva l’impressione di essere in uno di quegli ospedali americani tipo Grey’s Anatomy, con l’unica differenza che NON c’era Il dottor SHEPHERD!! Ecco mancava proprio LUI!!
Evabbè, non si può avere tutto dalla vita!
Comunque è andato tutto bene, Paolo appena tornata in camera, ancora mezza addormentata, mi ha chiesto ” muovi un piede, muovi l’altro…. bene!”
Credevo scherzasse… ” no ( mi ha detto) sei tu che sei un po’ incosciente e non hai dato abbastanza peso all’intervento che ti avrebbero fatto!”. Ero troppo preoccupata di avere sete una volta finito tutto, ricordo in una precedente occasione di aver avuto il tormento della bocca asciutta per tutto il pomeriggio. Invece ho chiesto la garza umida, una sola volta, sono stata fortunata!!
Tra una settimana scade il mio mese di riposo, un busto con le rigide stecche mi sostiene la schiena, fino alla visita di controllo, poi forse me lo faranno togliere… spero. Ma anche qui son stata fortunata, le temperature fresche mi hanno aiutato. E poi arriverà il bello, una lunga fisioterapia per recuperare la gamba che non vuole saperne di lavorare bene, sperando che non ci siano stati danni permanenti.  Oggi sono esattamente tre mesi che è iniziata questa storia, se mi va bene finirà in ottobre.
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Poveraccio chi li deve pulire, tutti questi vetri!!

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 leGatte

E ora se volete dare uno sguardo alle collane che fa mia nipote, son fatte con materiale riciclato, usa tutti i tipi di cartoncino, della maionese, del panettone, crema per il viso ecc.ecc. I metalli sono viti, bulloni, linguette delle lattine e tutto quel che le capita in mano. Sono molto belle e impermeabili, se le prendete in mano, non sembrano di cartone. Ma se “leggete” le “perle”, potete trovar scritto ad esempio, “biologico”.
Se siete interessati, le potete trovare cliccando su questo link:  leGatte

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Black chiffon cake

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Eccomi qui, son passati più di due mesi da quando è iniziata questa brutta avventura. Alla fine ho saputo che  un’ernia foraminale  mi sta  schiacciando il nervo femorale e quindi se non mi faccio operare,  il muscolo della gamba si atrofizza e piano piano mi ritroverei con una gamba secca secca ( parole del neurochirurgo). Sto aspettando la chiamata e poi vedremo come andrà a finire. FIFA!!
Fortunatamente i dolori sono passati, quelli atroci che non auguro neanche al mio peggior nemico sono finiti e a dirla tutta, c’è stato un momento in cui ho pensato che forse potevo risparmiarmi l’operazione. Ma appena mi stanco o faccio le scale, mi accorgo che la gamba non risponde ai comandi del mio cervello. Rassegnati Doretta… sotto i ferri, ci devi andare!
Mi è stato ordinato di non fare nulla, non devo stancarmi o fare movimenti bruschi. Una noia mortale all’inizio. Ma ora mi sto abituando, troppo bello stare sdraiati sul divanetto fuori, mentre c’è chi mi pulisce la casa o fa altro per me.Tanto tempo a disposizione eppure è strano,  il tempo passa e io non faccio nemmeno le cose che potrei fare seduta.
Un giorno, però, è venuta la mia amica Serafina a trovarmi e mi ha portato un dolce, lo chiffon cake. Son anni che lo vedo in rete e che penso sia un mattone di quelli che se non bevi ad ogni boccone, puoi soffocare. Il suo era classico, bianco, l’ho guardato malfidente ma quando l’ho messo in bocca, sono rimasta stupita, era MORBIDISSIMO, SOFFICE come una nuvola!!! Da quel momento in poi ho fatto almeno uno o due chiffon alla settimana. Paolo però se non vede cioccolato, per lui non è un dolce, così ho cercato in rete uno chiffon al cioccolato e poi l’ho leggermente modificato, come piace a noi.
Visto che  sono a riposo, questo è un dolce facilissimo e molto veloce che da molte soddisfazioni, l’ho fatto bianco con uvetta, al cocco, ripieno di ganache o di panna e crema nocciola ma il preferito rimane questo. Ho fatto ingrassare parenti ed amici, per poterne fare di più.

Ed è per questo che lo pubblico tra le mie ricette preferite.

Ingredienti:

  • 350 g di zucchero zefiro o macinato un pochino
  • 250 g di farina per dolci oppure 200g di farina 00 e 50 g di maizena
  • 7 uova grandi
  • 100 g di cioccolato fondente
  • 1 cucchiaio di cacao amaro
  • 1 cucchiaino di cremor tartaro
  • 1 cucchiaino di lievito vanigliato
  • 1 cucchiaino di bicarbonato
  • 1 cucchiaio di rum
  • 125 g di acqua
  • 115 g di olio di semi
  • 2 pizzichi di sale

Accendere il forno a 180°

Sciogliere il cioccolato a bagno maria e poi aggiungere l’acqua e l’olio
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Setacciare la farina con il lievito, lo zucchero, il bicarbonato, il cacao e il sale
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Montare a neve gli albumi con il cremor tartaro
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Aggiungere i tuorli alle farine, mischiare e poi aggiungere il cioccolato con i liquidi più il rum. Mischiare bene con le fruste.
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Aggiungere gli albumi al composto di tuorli e farina, mischiando dall’alto verso il basso con un mestolo, cercando di non smontarli.
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Per questo dolce è necessario uno stampo fatto apposta per lo chiffon, perché è alto e non serve imburrarlo. Lo chiffon va girato a testa in giù, come i panettoni, fino a raffreddamento, serve a farlo rimanere soffice soffice.  Lo stampo ha dei piedini ma ho notato che è meglio metterlo sopra una bottiglia o qualcosa che lo tenga alto, altrimenti la condensa che si forma sotto i bassi piedini lo fa rimanere troppo umido. Ha il fondo staccabile, per cui molto pratico.

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NON imburrare lo stampo, riempirlo con il composto e infornare a 180° nel ripiano basso del forno, per circa 10 minuti, poi abbassare la temperatura a 160° e continuare la cottura per altri 60 minuti. Non aprire mai il forno. In tutto cuocere per circa 70 minuti. A questo punto si può fare la prova stecchino. Sicuramente rimarrà asciutto.
Capovolgere lo chiffon sopra una bottiglia e lasciarlo raffreddare. Quando è freddo capovolgerlo e passare un coltello intorno ai bordi e poi sul fondo dello stampo. Il dolce va messo a testa in giù nel piatto, così sarà perfettamente dritto.
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A questo punto il dolce è pronto per essere mangiato, io lo copro con la glassa al cioccolato, per non farci mancare nulla!
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Per farvi vedere quanto è alta la fetta, l’ho fotografata vicino al vasetto di crema nocciola
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Alla prossima

 

 

 

Ci vuole pazienza….

Ho abbandonato il mio caro blog, per malattia.  Pensavo di poter tornare presto, invece la faccenda sarà lunga e probabilmente cucinare sarà l’ultimo dei miei pensieri. da ormai tre settimane ho una infiammazione del nervo femorale, i dolori sono stati fortissimi, sopratutto di notte, mi hanno accompagnato 24 ore su 24, più o meno intensi.  Ora da qualche giorno sto “meglio”… riesco a “dormire” abbastanza. Sto facendo accertamenti vari e delle cure. Intanto riposo e cammino lentamente, intorno a casa, perché il riposo assoluto è una cura sorpassata, bisogna muoversi con moderazione, ma farlo sempre.

La cosa che più mi da fastidio e non poter fare i movimenti di tutti i giorni, fare un letto… abbassarmi… prendere la bacinella della biancheria lavata… vabbè, ci vuole pazienza…

Paolo la mattina mi prepara un “letto” esterno perché la casa è smantellata per lavori in cucina, se sapevo che sarei stata cosi male, non li avrei fatti iniziare questi lavori.
Ma bando alla tristezza e ai problemi!! Due dita all’insù a chi se la gode che sto cosi.. ( Cri, colpa tua se penso che qualcuno mi possa trasmettere pensieri negativi! prrrrrrrr) :lol: e mille baci a tutti!!

Ecco io ora sono qui, bel letto vero? Anche se una mia amica giustamente mi ha fatto notare che il mio infermiere personale, non mi ha messo un mazzo di fiori!!! Ora lo bacchetto per bene!!!

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La mia cucina è peggio di me…

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Brandacujun

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Confesso che non conoscevo questa ricetta Ligure quando l’ho vista fare a Persegani. Dato che amo il baccalà, quattro giorni dopo era già sulla mia tavola. Il tempo di far rinvenire lo stoccafisso. A noi è piaciuto moltissimo, sicuramente una ricetta da conservare nel mio blog, come tutte le ricette che secondo me sono valide. Ho diminuito la dose di aglio che a detta di Persegani deve essere molto abbondante, io ne ho messo solo uno spicchio e non ho messo il limone. La prossima volta però, penso che proverò ad usare il robot, perché ” brandare” è faticoso per le mie braccia.

Preso da internet:

Il brandacujùn è una pietanza tipica della cucina ligure a base di patate e stoccafisso (oppure baccalà). È diffuso in particolare nel ponente ligure. La ricetta prevede il merluzzo conservato (in genere è preferito lo stoccafisso al baccalà), lessato con patate in acqua salata; una volta scolata l’acqua, si aggiungono aglio, prezzemolo, olio e.v.o. di oliva taggiasca, succo di limone e/o zeste di limone, sale, eventuale pepe; poi, una volta posto il coperchio sulla pentola, questa viene “brandata” ovvero scossa con energia fino al disfacimento e all’amalgamazione degli ingredienti (che non devono, comunque, essere completamente spappolati). 
Riguardo al nome circolano due versioni sulle altre, entrambe hanno alla base l’atto del ” brandare ” , ora c’è chi vuole che questo lungo lavoro di amalgama venisse fatto fare al “cujun” del gruppo o della famiglia poichè non aveva altre occupazioni alle quali dedicarsi e chi invece ritiene che brandando da seduti la pentola dovesse per forza scontrarsi con una parte bassa del corpo maschile, suggestive entrambe lasciamola alla bella storia mai scritta della gastronomia popolare.

Ingredienti:

  • 800 g di stoccafisso ammollato
  • 700 g di patate
  • prezzemolo
  • olive taggiasche
  • aglio
  • olio extra vergine
  • sale e pepe

Ho messo lo stoccafisso a bagno per 4 giorni, di solito faccio tre, ma avevo altri alimenti da consumare prima di questo. L’ho tagliato a pezzi cercando di togliere quasi tutte le spine.
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L’ho messo in una pentola piena d’acqua a bollire sul fuoco, appena raggiunta l’ebollizione ho aggiunto le patate tagliate a metà e ho lasciato cuocere per 30 minuti.
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Nel frattempo ho macinato prezzemolo e aglio.
Passato il tempo, ho scolato tutto, ho separato le patate e le ho schiacciate parzialmente. Ho pulito lo stoccafisso dalle spine che non sono riuscita a togliere in precedenza e l’ho aggiunto nella pentola, insieme alle patate e al trito di prezzemolo e aglio, con abbondante olio, pepe e sale.
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La parte più faticosa è questa, con energia bisogna scuotere la pentola chiusa con coperchio e canovaccio, finché vi sembrerà abbastanza amalgamato senza essere spapolato del tutto.
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